Cosa Significa FARE Consulenza Finanziaria Indipendente.

Fare consulenza finanziaria indipendente signignifica PRIMA DI TUTTO ESSERE LIBERI DA QUALSIASI VINCOLO che lega il consulente a una qualsiasi Banca o Compagnia Assicurativa, o a qualche Società di Investimento.

Questo permette di poter consigliare sempre al meglio l’investitore facendo esclusivamente i suoi interessi.

Primo Approccio

La prima considerazione è sempre quella relativa alla situazione iniziale dell’investitore, quindi è necessario conoscere quali investimenti l’nvestiore ha in essere, a quali eventuali scadenze è vincolato, quale rischio ha il suo investimento attuale, quale rendimento ha il suo investimento attuale, in quali settori è investito.

Sembra scontato ma è veramente così?

Può sembrare scontato e poco utile: in realtà, quasi sempre, gli invetitori hanno una percezione distorta del proprio capitale investito, nel senso che sono convinti di avere una situazione di investimento e invece si trovano in condizioni completamente diverse. Magari ignorando i rischi a cui il patrimonio è esposto…..

Perché questo accade? I motivi possono essere molti, i più ricorrenti sono: poca dimestichezza con gli strumenti finanziari, poca chiarezza da parte degli operatori, nessuna pianificazione di consulenza finanziaria. Spesso accade che la destinazione del capitale venga mutata con l’andar del tempo e le necessità di collocamento degli operatori, senza tener in alcun conto il profilo di rischio, orizzonti temporali, pianificazione e consulenza finanziaria.

Ti e mai capitato di essere chiamato dalla Banca, dalla Posta o dal tuo consulente finanziario per proporti prodotti di investiomento di cui non ti hanno spiegato bene le caratteristiche ed i rischi?

Per non parlare dei costi poi….!

 

Mi spiego meglio con un esempio

Un esempio forse servirà a chiarire meglio: il l’investitore ha consegnato il profilo di rischio (su questo ritorneremo) alla banca e deciso un investimento coerente, in fondi comuni di investimento proposti dalla banca stessa; 30% azionario, 60% obbligazionario, 10% monetario. Orizzonte temporale 5 anni.

Dopo un anno dall’investimento, le borse iniziano a scendere, il l’investitore si preoccupa, ne parla con la figura di riferimento della banca (addetto titoli, promotore) e questi gli propone di sostituire i fondi azionari con un prodotto a capitale protetto, con rendimento vincolato all’andamento di un paniere di titoli, vincolato per 5 anni. L’Investitore accetta questa consulenza finanziaria.

Dopo altri sei mesi il bancario chiama il l’Investitore e gli propone un investimento in un prodotto a capitale protetto e rendimento minimo garantito. L’Investitore accetta e disinveste parte dei fondi obbligazionari.

Dopo un altro anno l’Investitore viene contattato dal suo assicuratore che gli vende una polizza vita con rendimento annuo pari a X e scadenza 25 anni. L’Investitore disinveste parte dei fondi.

In quale situazione finanziaria si trova ora il l’Investitore?

Certamente non in quella di partenza e nella quale è probabilmente convinto di essere! Il suo orizzonte temporale non è più a 5 anni ma è aumentato, la suddivisione tra azioni, obbligazioni e monetario non è quella di partenza.

E il capitale iniziale sicuramente e molto meno di quello che ha investito!!!

Morale: senza una corretta pianificazione, un costante monitoraggio ed una consulenza finanziaria indipendente, l’investimento prende strade estremamente pericolose.


La vera consulenza
è determinare e valutare il corretto profilo di rischio dell’Investitore, attraverso questionari ed interviste al limite dell’indagine psicologica. E’ di fondamentale importanza capire la psicologia del cliente/investitore, perché se si riesce a delineare correttamente la reale propensione al rischio, si è già fatto un importante primo passo verso una proficua consulenza finanziaria.

Perché il profilo deve essere “corretto” e “reale” così come la propensione al rischio che ne deriva? Perché troppo spesso e a sproposito si sente parlare di questi argomenti e troppo spesso non vengono realmente tenuti in considerazione, troppo spesso sono una pura formalità burocratica che gli operatori sono obbligati ad ottemperare (e poi consigliano male l’invetitore per arrivare al conflitto di interesse).

In realtà, se si conosce bene il cliente, si può condurlo nella direzione di investimento a lui più consona.

In cosa consiste quindi esattamente l’attività di consulenza indipendente agli investimenti?

Consulenza: significa prestare, con la propria opera intellettuale, un servizio di assistenza, formazione, indicazioni, continuative o sporadiche, al proprio cliente ma non significa gestire il denaro del cliente e non significa vendere prodotti finanziari. Il consulente fornisce le proprie indicazioni ed è sempre il cliente ad effettuare le operazioni presso la propria banca, al limite anche non effettuando alcune operazioni che non gradisce. Quindi il consulente non entra mai in possesso del denaro del cliente, neanche transitoriamente, e non ha nessuna delega o mandato da parte sua. Questo aspetto è molto importante per la sicurezza del cliente medesimo.

Indipendente: significa che il consulente indipendente non ha alcun mandato da parte di Sim, banche, assicurazioni e quant’altro e non è da queste retribuito in alcun modo. Presta la propria opera intellettuale nei confronti del cliente ed è unicamente da questo retribuito con una parcella, basata sull’impegno profuso nel servizio consulenziale, al pari di ogni libero professionista.

E’ indifferente per il consulente indipendente consigliare un prodotto finanziario piuttosto che un altro, così come una banca o un’altra, poiché è libero da ogni conflitto di interesse: l’unica valutazione che fa è quella dell’interesse esclusivo del cliente. Questi è quindi sicuro che i consigli che riceve non sono pilotati in alcun modo da altri interessi.

Investimenti: significa ogni tipo di investimento, perché il consulente indipendente agli investimenti fornisce la propria opera intellettuale su ogni prodotto finanziario disponibile. La disponibilità è data dal mercato ma anche dalla banca presso cui il cliente ha il conto: non tutte le banche hanno tutti i prodotti finanziari esistenti, quindi deve essere svolta un’indagine sulla disponibilità presso la propria banca  o eventualmente presso altri istituti.

Questo non significa però che il cliente è obbligato a cambiare banca. Se pensa di trovarsi bene presso l’attuale, il consulente indipendente agli investimenti cercherà la migliore soluzione possibile tra quelle a disposizione. Normalmente non esistono problemi di reperibilità per i prodotti del risparmio amministrato, cioè obbligazioni, azioni, derivati ma potrebbero esserci differenze di costi tra banca e banca, differenze che il consulente farà presenti al proprio cliente. I problemi possono nascere per i prodotti del risparmio gestito, cioè i fondi comuni di investimento, perché ogni banca propone i propri o pochi altri.

Fanno eccezione le banche online, con un’offerta pressoché completa. Ovviamente di tutto ciò il cliente verrà informato e  si procederà alla scelta più opportuna.

Quindi, ricapitolando, consulenza indipendente agli investimenti, significa svolgere una professione intellettuale, remunerata esclusivamente dal Investitore, nel suo esclusivo interesse e con massima scelta dei prodotti in cui investire. Non deve quindi essere confusa con l’attività dei promotori finanziari o degli addetti titoli delle banche, categorie che molto spesso si autodefiniscono consulenti, che possono svolgere marginalmente un’attività di consulenza ma che è finalizzata sempre alla vendita di un prodotto.

In pratica, il Investitore deve essere messo in grado di riconoscere se si trova di fronte a qualcuno che gli sta vendendo un prodotto o che gli sta fornendo un servizio consulenziale. L’altra discriminante è il pagamento della prestazione: se la consulenza non è remunerata, non è consulenza indipendente, perché significa che la remunerazione, indiretta, avverrà attraverso la retrocessione di commissioni.